Incontro con l’autore: Simone De Fraja ci parla della sua scrittura e ci racconta la “sua” Siviglia

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Ci troviamo davanti a uno studio particolareggiato, “Siviglia, declinazioni del fortificare. Territorio, città e impressioni di viaggio”, questo di Simone De Fraja, che l’autore ha dedicato alle fortificazioni sorte nel territorio di Siviglia nel periodo medioevale. Si tratta di uno studio e allo stesso tempo di un viaggio, fruibile in entrambi i modi per il lettore, frutto dell’esperienza che l’autore ha maturato come esperto di castellologia e fortificazioni.
Un sapere che Simone De Fraja ha trasmesso in questi anni grazie a numerosi saggi apparsi in riviste specializzate e pubblicazioni, molti dei quali su riviste specializzate accreditate ANVUR.

D – La prima domanda che rivolgiamo a Simone De Fraja, avvocato, saggista e studioso del periodo medioevale è una curiosità circa il suo interesse per questi studi. Quando e come è nato? Quali sono le esperienze, o le letture, che lo hanno portato a occuparsi di queste tematiche?

R – L’interesse per tale periodo è nato tanti anni fa; ero ancora piccolo, quando frequentando boschi e natura mi imbattevo nelle rovine delle numerose fortificazioni presenti nella nostra Toscana. Mi incuriosivano particolari semplici: come si costruiva, come erano i necessari, dove era il fossato, chi aveva costruito queste opere e perché proprio lì. Tutto questo contrastava con le storie che mi venivano raccontate. La curiosità di capirne di più aumentava. Crescendo, amici e maestri, mi hanno introdotto alla lettura delle pietre ed i viaggi non solo in Italia ma nella Terrasanta dei Crociati o nella Francia delle lotte alle eresie, mi hanno permesso di toccare con mano certe situazioni. Mi hanno permesso di apprezzare come tecnica e natura si possano fondere in una unica fortificazione che rispondeva a precisi criteri.

D – La realizzazione di un testo scientifico che allo stesso tempo si propone di divulgare una materia così affascinante, e solo in apparenza per ‘addetti ai lavori’, impone alcune scelte anche di carattere stilistico, e organizzativo del materiale da presentare. Quali sono stati i criteri adottati, di fronte a una materia eterogenea, costituita da paesaggi, architetture, vicende storiche e curiosità?

R – Spero di essere riuscito a fornire una panoramica della fortificazione tipica del Sivigliano, aperta a tutti e non solo per addetti ai lavori per cui servirebbero ben altri approfondimenti. Ho cercato di fornire al lettore i dati necessari per leggere una fortificazione attraverso gli elementi macroscopici che sono impressi nell’immaginario di tutti, mura, merlature particolari rispetto a quelle comunemente osservate nelle nostre terre, torri e planimetrie eccezionali. A ciò non poteva non aggiungersi l’elemento del paesaggio, l’elemento in cui le fortificazioni si fondono: questo è un linguaggio universale che parla a tutti.
Ogni viaggio è una scoperta, c’è un invito a scoprire le terre che sono state popolate dagli uomini che hanno costruito tali manufatti. C’è un invito a continuare la ricerca ed il viaggio per soddisfare le tante curiosità che spero di aver sollevato.

D – Il ricco repertorio fotografico che accompagna il volume fa venire in mente che il lettore si troverà di fronte a un viaggio da percorrere e che, allo stesso tempo, la Siviglia che viene descritta non è quella comune, conosciuta ai più, ai turisti da “cartolina”. Questo viaggio ha riservato delle sorprese anche a lei, c’è qualche aneddoto che ci vuole raccontare?

R – L’esperienza di viaggio si porta nel cuore e non solo nei ricordi. Si fissa con le foto, qualche appunto e un disegno. Si cerca di catturare, ad esempio nella foto, i simboli di quel dato pensiero o l’essenza di un concetto. Più che evocarle in questa sede, le avventure che accompagnano la ricerca rivolta alle fortificazioni, vissute personalmente, spero possano costituire un punto di partenza per chi desideri conoscere le cose sperimentando, perdendosi e trovandosi in una impresa in cui monumento, paesaggio e letteratura attivano i sensi del viaggiatore curioso, del viaggiatore di altri tempi, si deve svegliare la parte sopita dalla quotidianità.
Ho cercato di unire la ricerca, attenta e scientifica, alla ricerca degna del Curioso, di colui che vuole sentirsi parte della storia e del paesaggio. Ogni viaggio va vissuto, non basta viaggiare, è la differenza tra vedere ed osservare per poi cercare di comprendere.

D – La parte centrale del libro è dedicata a un episodio storico importante, si racconta infatti dell’assedio di Siviglia da parte di Ferdinando III, nel 1246. L’episodio fa parte del lungo e sanguinoso periodo della Reconquista, che si concluderà solo nel 1492. Le fortificazioni di cui si occupa lo studio sono sia cristiane che musulmane. A distanza di oltre sei secoli, nell’arte e nell’influenza sul territorio, che cosa resta con più evidenza, e cosa c’è di più nascosto, del rapporto tra queste due culture e il territorio di Siviglia?

R – Nell’area cittadina sono ancora evidenti le tracce del passato musulmano e cristiano. Ogni angolo di Siviglia è un potenziale elemento di interesse; elementi macroscopici come la Giralda, la grande torre campanaria della cattedrale, le fondazioni di moschee trasformate in chiese parzialmente visitabili, l’Alcazar e tratti di mura. Elementi meno evidenti, poiché inglobati nella Siviglia attuale ma ancora ben presenti sul territorio extraurbano traspaiono come in filigrana. Planimetrie e cartografia storica aiutano a seguire i segni di una urbanistica rimasta sotto traccia ed aiutano a collocare, topograficamente, le testimonianze dei cronisti dell’epoca dell’assedio. Come molte altre città, anche Siviglia ha i suoi tesori sommersi, angoli di romanità che si intersecano con stratificazioni musulmane; antiche usanze, nomi e tradizioni animano, ancora, il cuore della Siviglia cattolica.

D – Il racconto dell’assedio riporta alla memoria momenti storici, con vividezza di particolari e descrizioni. Ha mai pensato, insieme in virtù di una scrittura saggistica che spesso viene attraversata da momenti narrativi, di scrivere fiction.

R – Ogni tanto lascio andare la penna dove vuole ma preferisco la ricerca, amo curiosare tra le carte e cercare un filo storico corroborato da tracce concrete. Comunque non è una idea da escludere: non amo le fiction storiche ma una raccolta di avventure vissute per la ricerca di un filo conduttore, di una tesi o di una Curiosità mi alletta, devo dire. Ma a chi potrebbero interessare, alla fine?

D – Se dovesse scegliere un episodio in particolare, legato a questo suo studio o a altri, quale momento, se c’è, ritiene essere particolarmente degno di un racconto?

R – Tutto il libro potrebbe essere reinterpretato come un lungo racconto: ogni osservazione, ogni confronto tra una fortificazione e l’altra, ogni fotografia scattata ha dietro un percorso sia mentale che avventuroso. I passaggi in cui ho lasciato spazio alla narrativa sono il frutto di riflessioni ed esperienze sul territorio così come la valutazione di ogni fortificazione analizzata è il frutto anche di un percorso per raggiungerla, una ricerca per individuarla, una salita con zaino in spalla per toccarla e misurarla.

D – La bellezza di questo viaggio, risiede nelle descrizioni, e nel saper porre lo studio in modo divulgativo come guida in presa diretta, lasciando al lettore tutto il gusto della scoperta…

R – È vero, cerco di trovare lo spunto per lasciare il testimone ad altri Curiosi e per un contatto ed un confronto con le fortificazioni che, normalmente, il lettore è abituato a vedere. Vorrei aver lasciato più interrogativi che risposte, quasi quasi.

D – A tal proposito la scelta di corredare il testo di un piccolo glossario e, soprattutto, di una bibliografia dettagliata, danno modo al lettore – sicuramente incuriosito al termine della lettura – di approfondire le tematiche che più lo hanno colpito. Queste accortezze fanno di “Siviglia. Declinazioni del fortificare”, una lettura indicata a un pubblico molteplice, dallo studioso di storia al semplice curioso, dal viaggiatore in procinto di intraprendere un viaggio nelle zone descritte dall’autore, e che magari non vuole trovarsi a seguire i percorsi già tracciati dalle guide tradizionali, fino anche, perché no, a un pubblico di ragazzi e “giovani” esploratori. C’è qualche suggerimento che vuole dare a chi voglia accostarsi alla lettura del libro?

R – Credo che il libro sia aperto a tutti. Lo studioso vi troverà spunti di riflessione, il viaggiatore più attento potrà trovarvi stimoli per verificare di persona e soppesare le mie sensazioni; il lettore potrà trovarvi un pizzico di avventura tra paesaggio e spunti letterari. Qualcuno, ancora, potrebbe leggere tutte le sue parti e portarlo con sé a Siviglia; potrebbe provare a perdersi nella Siviglia attuale raccontata e studiata nel libro, perdersi, diventar parte delle sue terre, assaporare il lento trascorrere del tempo, cercare tra le sue pietre e vivere la propria avventura per la propria ricerca. Qualsiasi cosa stia cercando.

D – Approfittiamo, nel congedarci per chiedere a Simone De Fraja quali sono le sue linee di ricerca, al momento, e su cosa stia lavorando.

R – La professione principale assorbe molto tempo ed energie, richiede responsabilità ed attenzione. Appena ho un angolo di tempo seguo una pista, lavoro su più linee, unisco lo studio alla fotografia, la curiosità alla ricerca, la ricerca documentale a quella materiale affrontando viaggi ed acquistando libri. Molti i progetti avviati che porto avanti con pazienza e fatica, credo, ben riposte; ogni tanto, all’orizzonte, spunta una nave e cerco di condurla in porto. Continuare ad avere interesse e curiosità, la spinta alla ricerca, forse, è ancora meglio che averle soddisfatte.

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