3 cose che bisogna sapere… a proposito di autopubblicazione, ebook, libri, self-publishing.

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3 cose che bisogna sapere… a proposito di autopubblicazione, ebook, libri, self-publishing.

Questo post nasce con l’intenzione di fornire qualche spunto di riflessione sulla differenza tra pubblicare in proprio e pubblicare con un editore.


Il numero di canali per la pubblicazione, grazie alla rete, è aumentato in modo esponenziale. Lasciando a un successivo post l’approfondimento delle piattaforme che permettono di creare blog gratuiti, come WordPress, Blogger, Weebly, etc., sono diversi i siti che permettono di pubblicare le proprie opere e metterle in vendita presso i potenziali lettori. Amazon, Smashwords, Kobo, Lulu, IlMioLibro, sono solo alcune di queste piattaforme, probabilmente le più conosciute. C’è chi ne sceglie una, e c’è chi magari le prova tutte.

Tuttavia, soprattutto se siete un autore esordiente, cosa può succedere dopo che avete pubblicato la vostra opera?

Se non succede molto, o se addirittura non succede nulla (in termini di vendite, commenti o passaparola positivo), con molta probabilità non avete compreso appieno la differenza tra pubblicazione e autopubblicazione.

Nel mezzo ci sono opportunità, possibilità, conoscenza e studio che, in minima o in gran parte, dovrete sentire, prima o poi, la necessità di intraprendere.

Potenzialmente l’autopubblicazione offre all’autore una serie di interessanti vantaggi che, al giorno d’oggi, sarebbero impossibili per un autore esordiente, come ad esempio un guadagno maggiore nelle royalties, un contatto diretto con il lettore e la possibilità di essere acquistato, in formato cartaceo o digitale, su diversi siti. Oltre al fatto di non dover “dipendere” (né come tempi, né come scelte) da nessuno.

Questi vantaggi, tuttavia, rischiano di essere vanificati in toto o in parte se non sono accompagnati da una seria e responsabile attività di “controllo qualità” da parte dell’autore stesso e da una sua scrupolosa attenzione alla cura del testo, ai dettagli, ai canoni editoriali, all’immagine, alla promozione di se stesso e dell’opera. In altre parole: l’autore che decide di auto pubblicarsi non può limitarsi a fare “l’autore”, ma deve anche investire energie, tempo e risorse (se necessario anche economiche) in attività collaterali almeno altrettanto importanti dello scrivere l’opera.

Insomma, l’autopubblicazione “fai da te”, laddove porti a risultati di bassa qualità e molto più vicini a un qualcosa di “casalingo”, sarebbe davvero da evitare. Non sarebbe una buona idea bruciarsi sul nascere come autori, no?

Risulta quindi molto più saggio e lungimirante investire su un prodotto “professionale”, decidendo di migliorare l’aspetto della propria pubblicazione, approfondendo, studiando o magari affidandosi ad esperti del settore.

Tanto per cominciare: l’editing.

Avete pubblicato la vostra opera, sponsorizzandola e consigliandola via mail e social network a tutti i vostri più cari amici. Poi vi sono arrivate le prime risposte di persone che l’hanno scaricata per leggerla, e magari qualcuno, senza riserbo, vi comunica che ha trovato la vostra scrittura sciatta, i personaggi poco approfonditi, alcune parti della trama oscure, se non addirittura vero e propri errori di ortografia, refusi o costruzioni sintattiche pericolanti. Domanda: avete fatto leggere la vostra opera a qualcuno, prima di decidere di pubblicarla? Avete ascoltato qualche consiglio o qualche critica costruttiva?

Secondo elemento: la copertina.

Cercate di osservare la copertina della vostra opera con occhio critico, ebook o libro che sia. Se voi foste in una libreria, e vi chiedessero di acquistare il testo sulla base della copertina, lo comprereste? La copertina della vostra opera dà l’idea di professionalità o piuttosto somiglia a quella di un detersivo in saldo?

Terzo e ultimo elemento (per cominciare): la vostra opera nasce dall’esigenza spontanea di esprimere qualcosa di “urgente” (una situazione, una storia, una tematica)?

Va a riempire un vuoto o è semplicemente ‘ispirata’ a qualche altra opera?

I lettori veri se ne accorgeranno. Questo non siamo noi a dirlo, ma molti, validi scrittori prima di noi, ad esempio da Elmore Leonard a Giuseppe Culicchia passando per Charles Bukowski e Ernst Hemingway.

Se questi punti vi hanno messi un po’ in difficoltà, facendovi storcere il naso anche solo per due secondi, con molta probabilità non avete mai pensato, fino a questo momento, all’importanza che riveste il ruolo dell’editore in una pubblicazione.

Pubblicare con un editore, farsi affiancare e accompagnare da una casa editrice, essere scelti, significa che il vostro testo sarà curato e seguito da un team professionale, da persone che hanno a cuore la vostra opera, ma che soprattutto riusciranno a lavorarci con attenzione, con sguardo critico e imparziale. Professionisti che saranno più bravi ed efficienti quanto saranno meno “amici” dell’autore e invece più imparziali, se vogliamo “cattivi”, con il vostro testo, evidenziando refusi e situazioni da correggere che spesso sfuggono anche all’autore più smaliziato, specie quando mancano i cosiddetti “filtri”.

Pubblicare con una casa editrice significa, inoltre, entrare a far parte di un catalogo (come tutti sanno l’unione fa la forza) il che si traduce in una sicurezza anche per il lettore che deve scegliere, posto dinanzi a un’offerta composta dagli oltre 55.000 libri pubblicati all’anno.
Pubblicare significa anche, soprattutto, relazionarsi a un team di persone, ognuna esperta e a sua volta lettrice (e scrittrice), che quindi coglierà aspetti e saprà dare suggerimenti importanti affinché la vostra opera “venga alla luce”, anche grazie a modalità di promozione che possono venirvi proposte o consigliate.

Speriamo di esservi stati utili e, soprattutto, ci piacerebbe che da questo post possa nascere un confronto su questi temi, che ci permetta di condividere insieme le nostre esperienze in materia.

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