Intervista all’autore. Raffaele Cammarota (Phasar Edizioni)

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Intervista all’autore. Raffaele Cammarota (Phasar Edizioni)

Perché hai scritto questo libro? Che cosa volevi comunicare con la tua opera, quali lettori intendevi raggiungere?

Il mio libro “Vuoi vivere o sopravvivere?” vuole essere totalmente diverso da molti altri del genere “crescita personale”, un libro unico che aspira ad entrare nell’ anima del lettore per cercare di scalfire molte false credenze che si hanno sulla vita, su noi stessi, sugli altri, sul mondo.

È un libro che ha la pacata ambizione di sintetizzare, finalmente in maniera semplice e discorsiva, quegli strumenti, pochi e semplici, che consentono di godere a pieno della vita e della gioia incredibile che da essa deriva.

Qui non do né ricette preconfezionate, né test o compiti a casa, ma poche e semplici chiavi per aprire porte da sempre chiuse dentro di noi.

Quali sono i tuoi autori preferiti e che letture ti senti di consigliare ai nostri lettori? Consiglieresti l’acquisto di un libro di un autore esordiente che consideri interessante ma che sia ancora pressoché sconosciuto?

Certamente consiglio la lettura anche di autori esordienti: nuova linfa e freschezza di idee e linguaggi.

Perché hai scelto di pubblicare con Phasar Edizioni? Cosa della nostra proposta ti ha interessato e/o convinto?

Feedback positivi di altri clienti e intuito.

Qual è la cosa che ti ha colpito di più nel realizzare il tuo libro o che ha avuto a che fare con la pubblicazione della tua opera?
La realizzazione concreta e veloce del primo passo della pubblicazione del proprio primo libro (tendenzialmente e notoriamente molto difficile).

Qual è il messaggio che vorresti comunicare a chi si appresta a pubblicare il proprio libro con la modalità del book on demand o self-publishing?
Di fare in fretta, scegliere un editore on-demand professionale e affidabile (Phasar) e darsi da fare: e’ solo il primo passo.

Raffaele Cammarota
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Intervista all’autore. MICHELE MANHER
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Intervista all’autore. MARCO PARACCHINI
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Intervista all’autrice. ENRICA ZINNO
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Intervista all’autore. DANIELE PIERUCCI, autore di ZEROELLODE
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Intervista all’autore. ALESSANDRO MASONI
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Intervista all’autrice. GAIA BARACETTI
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Ma quale Università? Zeroellode, di Daniele Pierucci nelle parole di Paolo Bianchi / Libero

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Nei giorni in cui l’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ha stilato una classifica delle migliori università italiane, segnaliamo questo articolo uscito su Libero qualche giorno fa, a cura di Paolo Bianchi. Il giornalista parla di un libro fondamentale per comprendere da vicino l’attuale realtà della situazione universitaria, un’esperienza singola – è vero – quella di Daniele Pierucci (Zeroellode, Phasar Edizioni), che tuttavia è simbolica della distanza tra paese ‘reale’ e paese ‘virtuale’, anche quando si parla di sistema dell’istruzione universitaria. ZEROELLODE, a poco meno di un mese dalla sua uscita in distribuzione, sta sollevando non pochi dibattiti.

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"Quel riformatorio d’anime chiamato Ateneo di Bologna" di Paolo Bianchi
pubblicato sul quotidiano Libero dell’11/07/2013

Professori schiavisti, tirocini farlocchi, l’inutilità della triennalità: nel pamphlet «Zeroellode» un addetto ai lavori racconta dall’interno il disastro dei nostri corsi.

L’università italiana è in affanno, non è una novità. Come al solito, non è colpa di nessuno.
Qui più che altrove assistiamo a un fenomenale esercizio di scaricabarile: i docenti ce l’hanno con il Ministero e le sue riforme, i ricercatori con i docenti, gli assistenti con i ricercatori, i precari con quelli in ruolo, e così via, una catena che si avvita su se stessa come una spirale, ma senza capo né coda. Di mezzo ci vanno gli studenti. Fabbrica di disoccupati, l’università stampa diplomi. Le facoltà umanistiche, soprattutto.

"La sfortuna del transito nei corridoi perduti"

Le proteste dei giovani, quando non fatte di slogan puerili e di cortei faziosi, sono giustificate. Ci pare il caso di Daniele Pierucci, un trentenne laureatosi in Psicologia cinque anni fa, che ha deciso di dare alle stampe il suo sfogo. Ha scritto un pamphlet che si legge velocemente, e con indignazione, intitolato Zeroellode.Quella cosa che chiamano università (Phasar, pp. 90, euro 10).In bibliografia un unico titolo, Il fallimento dell’università italiana, di Simone Colapietra, un saggio del quale Libero si è già occupato diffusamente. Pierucci ha del coraggio, e i sassolini nelle scarpe erano appuntiti, a quanto pare, perché se li toglie senza tanti giri di parole. Ha ottenuto una laurea triennale, o breve, in Psicologia a Firenze, nel 2006. Poi, per il biennio di laurea specialistica, che adesso si chiama, chissà perché, «magistrale», ha avuto, sostiene, la «pessima idea« di chiedere il trasferimento all’ateneo di Bologna.

In realtà le pessime idee del nostro sventurato dottore sono state, sempre a suo dire, almeno quattro. E le altre tre? Prima: iscriversi all’università. Seconda: scegliere una facoltà umanistica. Terza: cercare di adattarsi al sistema 3+2. In parole povere, gli hanno fatto perdere tempo, fatica, denaro. E la pazienza. Sì, perché a leggere le sue peripezie c’è di che farsi rizzare i capelli in testa. Moltissimi tra quelli che hanno avuto la fortuna (o sfortuna) di transitare nell’università italiana conservano ricordi di meschinità e soprusi. Dalle segreterie chiuse a riccio che trattano gli studenti come fastidiosi postulanti, ai professori con ridicole manie di grandezza. Qui siamo alla sede di Psicologia di Cesena dell’università di Bologna, una facoltà che tiene a essere tutti gli anni la Numero Uno nella prestigiosa classifica degli atenei italiani stilata dal quotidiano Repubblica.

Chissà gli altri, verrebbe da dire, visto che, almeno fino a cinque anni fa, succedeva questo: sul sito della facoltà appariva un numero di telefono a cui chiedere informazioni. Informazioni importanti. Peccato che non rispondesse nessuno. Il nostro ex studente ci provò per mesi. Infine, esasperato, chiese al responsabile di segreteria, il quale gli rispose: «Continua a chiamare quel numero di telefono all’infinito».

Poi c’era quel presidente di corso che amava dichiarare: «Qui dentro niente è illegale se io decido di farlo», il che va bene forse nella Folgore o nei film sui Marines, ma in una facoltà di Psicologia fa come minimo ridere i polli. Anche se, per la verità, c’è ben poco da ridere. Tutti i rugginosi marchingegni burocratici che l’ex studente descrive sono oliati con i soldi dello Stato, cioè i nostri. Menefreghismo, dunque. E arroganza. E ipocrisia: una facoltà che si avvale di una pubblicità strombazzata come «Psicologo: il lavoro di domani», ma non organizza neppure uno straccio di colloquio post lauream per i suoi migliori allievi, ha tutta l’aria di una beffa, o addirittura di una truffa. Perché le tasse universitarie si pagano in euri sonanti, non a chiacchiere. E così i libri, e così vitto e alloggio per anni.

"Un cane da guardia per prof meschini"

Pierucci ammette di non avere prova certa di alcune malversazioni. È vero però che se l’avesse, qualcuno finirebbe davanti ai magistrati. Troppe cose non tornano. A partire da quello che viene venduto come un tirocinio, indispensabile in una professione tanto delicata, e che si è rivelato una presa per i fondelli, con il laureando utilizzato come una specie di cane da guardia in una sorta di riformatorio. Non dimentichiamo che in Italia i titoli di studio hanno un valore legale.

Vien da chiedersi che valore sia, se il tutto matura nella più disinvolta illegalità.
Gli ex compagni del nostro libellista che cosa fanno oggi? Tutto tranne che gli psicologi. E lui? A trent’anni si barcamena fra traduzioni e battitura e correzione di testi altrui (a differenza di quanto pensava un suo emerito docente, scrive bene). Suggeriamo la lettura attenta a chiunque abbia in animo di diventare psicologo. Scusate l’espressione trita, ma chi ha orecchie per intendere intenda.

Daniele Pierucci, ZEROELLODE. Quella cosa che chiamano università

http://www.phasar.net/catalogo/libro/zeroellode-quella-cosa-che-chiamano-universita

info:
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Intervista all’autore. MARCO PARACCHINI (Phasar Edizioni)

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Intervista all’autore. MARCO PARACCHINI (Phasar Edizioni)

Proseguiamo a pubblicare le nostre interviste agli autori di Phasar Edizioni. È la volta di Marco Paracchini, autore di "James Bond 1962-2012", l’unico testo italiano con un taglio critico esaustivo, pubblicato nel cinquantesimo anniversario di "007" (http://www.phasar.net/catalogo/libro/james-bond-1962-2012).

Perché hai scritto questo libro? Che cosa volevi comunicare con la tua opera, quali lettori intendevi raggiungere?

La passione per il cinema targato 007 mi ha spinto a redigere questo testo quasi fosse una sorta di promemoria per me stesso, ancor prima che per gli altri. Col tempo il testo si è ampliato, evoluto e implementato anche grazie alla collaborazione di Sharon De Rosa. A differenza degli altri sparuti testi su James Bond (apparsi negli ultimi anni), questo è decisamente più ricco di informazioni e curiosità. È stato l’unico testo italiano del 2012 a trattare il cinquantesimo compleanno di 007. Il volume è stato pensato e redatto per un pubblico molto esteso, dai 12 anni in su. Per sfogliarlo non serve essere parte integrante del fandom anzi, il libro è rivolto anche e soprattutto a chi sa poco dell’evoluzione cinematografica di James Bond.

Quali sono i tuoi autori preferiti e che letture ti senti di consigliare ai nostri lettori? Consiglieresti l’acquisto di un libro di un autore esordiente che consideri interessante ma che sia ancora pressoché sconosciuto?

Non faccio testo su ciò che concerne i suggerimenti letterari. Le mie letture sono delle più disparate, ma rimango colpito da studiosi di storia e religione, saggi che acquisto in modo compulsivo. Posso dunque citare autori a me cari come John Lamb Lash, Zecharia Sitchin ed Erik Von Daniken oppure i Maestri Conan Doyle, Ray Bradbury e Poe.
Consiglierei l’acquisto di un esordiente poiché io lo faccio spesso. L’importante è che ci sia stato a priori un buon editing. A volte trovo dei piccoli capolavori, altre volte delle vere e proprie amenità letterarie, ma fa parte del gioco e funziona così anche coi grandi nomi e le grandi realtà editoriali.

Perché hai scelto di pubblicare con Phasar Edizioni? Cosa della nostra proposta ti ha interessato e/o convinto?

Il saggio su James Bond aveva alcune realtà editoriali interessate, ma lente come bradipi nel dare una risposta esauriente e comprensiva. Troppa burocrazia,troppi passaggi, troppi filtri. Un paio mi tennero col fiato sospeso sino a quando, ormai troppo vicini alla data di uscita di “Skyfall” (l’ultimo film di 007), ho contattato Phasar con la quale avevo già pubblicato il mio testo scolastico dedicato ai miei allievi – e ai curiosi del cinema (“Comunicazione Cinematografica” 2012). Ho parlato con Lapo (ndr Lapo Ferrarese, amministratore di Phasar Edizioni) che, prontamente, mi ha suggerito il lancio dell’eBook con caratteristiche editoriali che avrebbe seguito personalmente (copertina, editing e impaginazione): come dire di no? Phasar Edizioni aveva lavorato benissimo nel testo precedente e s’è sempre dimostrata trasparente e onesta. La scelta s’è dimostrata azzeccata. Le due realtà editoriali di cui sopra mi contattarono a pubblicazione avvenuta… peggio per loro, non sanno cosa si sono persi!

Qual è la cosa che ti ha colpito di più nel realizzare il tuo libro o che ha avuto a che fare con la pubblicazione della tua opera?

La professionalità di Phasar Edizioni è qualcosa che va oltre ai luoghi comuni che si hanno sulle realtà di book-on-demand. La direzione è seria, precisa, puntuale e onesta. Per docenti e/o esordienti secondo me è un buon compromesso, ma soprattutto una realtà seria e solida con una distribuzione nazionale, che non tutti hanno.

Qual è il messaggio che vorresti comunicare a chi si appresta a pubblicare il proprio libro con la modalità del book on demand o self-publishing?

Come detto prima, il suggerimento è dedicato a esordienti, professori e/o autori che tengono a una propria opera e che vogliono vederla pubblicata in tempi brevi: Phasar Edizioni ha tutte le buone peculiarità che ha una casa editrice, ergo è ottimale per affrontare una prima pubblicazione. Io trovo importante il mantenimento dei diritti sull’opera, la trasparenza sulle retribuzioni e la coerenza con il contratto editoriale: se tutte queste cose vengono mantenute, allora la spinta a parlarne bene c’è. E con Phasar non posso far altro che dire buone cose.

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Intervista all’autore. Michele Manher (Phasar Edizioni)

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Intervista all’autore. MICHELE MANHER

Cari lettori, autori, amici e fan di Phasar Edizioni, nelle scorse settimane abbiamo chiesto ad alcuni autori che hanno pubblicato con noi di raccontare la propria scrittura, raccontarsi e parlare della propria esperienza. Brevi interviste che ci permettono di entrare nel ‘laboratorio’ dell’autore. Se volete dare il vostro contributo o se volete dirci cosa ne pensate scriveteci. Inauguriamo con un’intervista a Michele Manher, se volete saperne di più sulla sua scrittura potete approfondire a questo link, dove trovate le sue pubblicazioni con Phasar Edizioni (http://www.phasar.net/catalogo/autore/manher-michele). Seguiteci sulla nostra pagina ufficiale, dove pubblicheremo le prime interviste.

Buona lettura!

Michele Manher (IL CODICE ATLANTICO DI GIZA, ESODO, LA STORIA SEGRETA. CHI ERA IL DIO DELL’ESODO?, STORIA MISTERIOSA DELLA TERRA. LA SCIENZA DI FRONTE AL MISTERO)

Perché hai scritto i tuoi libri? Che cosa volevi comunicare con latua opera, quali lettori intendevi raggiungere?

Perché lo scempio della verità ferisce ed umilia ogni uomo. Io non potevo continuare ad assistere all’effluvio di errori, falsità, quando non di vera e propria “disinformatia”, che esisteva, ed esiste,riguardo ad alcuni “nodi” storici e culturali della nostra civiltà, dalla Bibbia (vedi il mio libro “Esodo, la storia segreta”) ai monumenti della piana di Giza in Egitto (vedi il mio libro “Il Codice Atlantico di Giza”).

Per quanto riguarda quest’ultimo libro è lungi da me l’idea di immischiarmi in questioni politiche che non mi competono, ma la caduta di Mubarak edi tutta la classe dirigente (compreso Zahi Hawass) a lui legata dovrebbe, almeno in teoria, aprire la strada al ristabilimento di un minimo di rispetto per la verità storica e archeologica di un sito al centro dell’attenzione di tutti nel mondo.

I lettori che intendo raggiungere con i miei libri sono persone libere,desiderose di sapere come stanno realmente le cose.

Quali sono i tuoi autori preferiti e che letture ti senti diconsigliare ai nostri lettori? Consiglieresti l’acquisto di unlibro di un autore esordiente che consideri interessante ma che sia ancora pressoché sconosciuto?

La prima di queste due domande è veramente difficile. Ho quasi 10.000 volumi nella mia casa e di autori preferiti ne ho molti. Non so, trai primi che mi vengono in mente ci sono i libri dell’antropologo californiano Carlos Castaneda e la straordinaria figura del “suo”don Juan; poi penso alle emozioni e alla gioia che mi ha dato la lettura dei libri di Gabriel Garçia Marquez; anche Sitchin, pur coni suoi enormi limiti, mi ha dato molto; e poi una miriade di altri autori, da Paul Jordan a Nigel C. Strudwick (libri acquistati all’estero in lingua inglese: l’Italia, purtroppo, è un paese ancora culturalmente arretrato), che sono stati molto utili nel mio lavoro di ricerca.

Se un autore esordiente pressoché sconosciuto, giovane o meno giovane che sia, ha realmente qualcosa da dare, il mercato lo “deve” fare suo, assolutamente.

Perché hai scelto di pubblicare con Phasar Edizioni? Cosa dellanostra proposta ti ha interessato e/o convinto?

La disponibilità umana, il rispetto per l’autore, la serietà e la competenza.

Qual è la cosa che ti ha colpito di più nel realizzare il tuo libroo che ha avuto a che fare con la pubblicazione della tua opera?

Quando scrivevo “Esodo, la storia segreta” volevo pubblicare le foto di alcuni reperti della XVIII dinastia egizia custoditi al Museo Egizio del Cairo, ma proprio in quei giorni Zahi Hawass minacciò il mondo intero che se qualcuno avesse pubblicato foto non autorizzate di reperti archeologici custoditi nel Museo del Cairo lui lo avrebbe denunciato. Io ho dovuto autocensurarmi, ma se avessi aspettato ancora un po’ …

Qual è il messaggio che vorresti comunicare a chi si appresta apubblicare il proprio libro con la modalità del book on demand o self-publishing?

Il self-publishing implica la conoscenza se non di tutti, sicuramente di una buona quantità di “segreti” dell’arte del pubblicare. Ilself-publishing, secondo me, può farlo chi sa come costruire,editorialmente, un libro. Phasar, quando io ero agli esordi, ha saputo assistermi con l’editing e questo, per me, è stato di grande aiuto.

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